domenica 22 aprile 2012
My Best Fiend - In Ghostlike Fading
genere: Indie-Rock
link: http://mybestfiend.com/HOME.html
commento:
Finalmente!!! Siii, con un profondo sospiro di sollievo, posso dire di aver infine trovato un disco che mi piace riascoltare più e più volte...non mi succedeva da parecchio tempo, e devo confessare che la cosa mi da un certo conforto...
I My Best Fiend, quintetto di Brooklyn, esordiscono con questo ottimo lavoro: nove tracce nelle quali mixano un folk alternativo, ad un rock psichedelico di eccellente fattura. Dolci ballate dilatate e alcune accelerazioni che ti fanno chiudere gli occhi per tanto che sono affascinanti ed estranianti. Questi nuovi nostri amici hanno la peculiarità di attirare la nostra attenzione musicale non sicuramente puntando su soluzioni innovative; anzi bisogna dire apertamente che le canzoni hanno uno stile abbastanza monocorde e qualcuno li accusa di una certa monotonia stilistica. Ma siamo sempre lì: chi dice che per essere notati ci sia bisogno di stupire per forza con chissà quali soluzioni innovative?? Se qualcosa ti riesce bene perchè azzardare? A mio parere conviene restare dentro le proprie competenze, anche soprattutto perchè questo è il primo lavoro, quello con cui si rompe il ghiaccio, ed è bene per prima cosa cercare di lasciare un buon ricordo di sè. E non si può non ammettere che i My Best Fiend ci siano riusciti benissimo!! Io direi di lasciare queste considerazioni ai lavori futuri: col tempo vedremo...
Un'altra caratteristica da sottolineare è la voce indie-fessa del cantante Fred Coldwell: qui o piace o non piace, non ci sono vie di mezzo. Personalmente quel tono sgraziato mi piace, e mi sembra che si annodi e si confonda in modo perfetto con la gentilezza che invece contraddistingue tutte le melodie del disco: è una vera e propria firma, un segno distintivo dello stile del gruppo. Credetemi non se ne può fare a meno!!!
Il disco è da inserire nel lettore e da ascoltare tutto d'un fiato: lasciate andare e godetene con pazienza perchè il punto più alto lo si raggiunge con la doppietta finale ("I'm Not Going Anywhere"e "On The Shores Of The Infinite"). In conclusione questo è per me il disco migliore che ho ascoltato quest'anno!!! Quindi premete play, chiudete gli occhi e lasciatevi andare... perchè, come scriveva qualcuno,"...il naufragar m'è dolce in questo mare".
Voto al disco: 7,5
Giudizo & Tracklist
++ 01. Higher Palms
++ 02. Jesus Christ
++ 03. ODVIP
++ 04. One Velvet Day
+ 05. In Ghostlike Fading
++ 06. Cracking Eggs
+ 07. Cool Doves
++ 08. I'm Not Going Anywhere
++ 09. On The Shores of The Infinite
martedì 4 ottobre 2011
genere: IndieRock
link: http://clapyourhandssayyeah.com/
commento:
Tornano dopo quattro anni i CYHSY, dopo lo stupefacente omonimo debutto che li aveva portati alla ribalta del pubblico indie di tutto il mondo, e dopo il seguito "Some Loud Thunder" che però non aveva avuto affatto la fortuna del predecessore...personalmente il secondo lavoro era stato un'assoluta delusione. Quindi potete bene immaginare lo stato d'animo e la diffidenza che mi accompagnava mentre andavo ad ascoltare per la prima volta questo "Hysterical"...ero praticamente già sfiduciato prima ancora di cominciare...ed invece, fin dalla prima traccia, mi sono dovuto ricredere. Situazione che poi si è andata assodanto con la continuazione del disco e soprattutto con i vari ripetuti ascolti. Resta di fatto che l'exploit di originalità e di unicità che il primo disco ci aveva fatto conoscere i CYHSY non è nemmeno sfiorato...quella era tutta un'altra cosa, ma qualcosa di buono c'è pure in questo. Certo l'approccio musicale di oggi è completamente diverso da quello di un tempo, forse la si può anche vedere come un'evoluzione di quella musica sghemba, basata su quel modo ancor più sbilenco di cantare di Alec Ounsworth. Si, perchè richiami, seppur vaghi, a quella proposta qui si possono sentire; la differenza principale è l'offerta di una melodia molto più corposa, carica di synth e di riverberi di chitarre. Questo tende a dare a tutto il lavoro un senso di solidità che non delude l'ascoltatore. Inoltre bisogna dare atto ai CYHSY di saper creare delle ottime atmosfere melodiche, sia quando si impegnano in territori più romantici o malinconici ("Adam's Plane" è un perfetto ending che parte lento e si conclude in "isteria", ma forse un poco troppo lunga; "Siesta (For Snake)" è bellissima, la mia preferita; "Misspent Youth" è un'eterea ballata che rimane sospesa a mezz'aria), che in quelli più tirati e trascinanti ("Same Mistake" e "Hysterical" che si fanno piacere fin dal primo ascolto per la grinta che infondono; "Into Your Alien Arms" che suona un po' ovattata ma che alla fine contiene un assolo distorto concentrato di riverberi...veramente squisito). I giudizi per il web sono altalenanti e in generale sicuramente non troppo entusiastici, ma personalmente, dopo più ascolti mi sono convinto che questo sia proprio un buon disco di pop-rock, concreto e consistente che si fa ascoltare con piacere e che, se devo dirla tutta, contiene qualche ideuccia proprio niente male.
Voto al disco: 7
Tracklist
1. Same Mistake ++
2. Hysterical ++
3. Misspent Youth ++
4. Maniac +
5. Into Your Alien Arms ++
6. In A Motel +
7. Yesterday, Never +
8. Idiot +
9. Siesta (For Snake) ++
10. Ketamine and Ecstasy +
11. The Witness' Dull Surprise +
mercoledì 31 agosto 2011

genere: IndieRock
link: http://www.arcticmonkeys.com/
commento:Non sono mai stato un grande fan degli Arctic Monkeys, ma in questo nuovo "Suck It and See" ho trovato delle gradevoli idee che hanno avvicinato i miei gusti personali, più che in ogni precedente lavoro. Leggo in giro che per la critica questo è un album abbastanza controverso: chi ha amato i primi Arctic Monkeys di "Whatever People Say I Am, That's What I'm Not" credo si senta un po' tradito dalla virata, che si può anche definire "pop", della band di Alex Turner; ma si trovano anche dei giudizi positivi, e io mi sento di sostenere questo secondo parere. Anche questo è stato registrato a Los Angeles, come il precedente "Humbug"; si discosta però dalle sonorità più stoner-rock care a Josh Homme che li ha guidati nella produzione la volta precedente. Anzi, forse qui più che mai, si lascia spazio a ballate melodiche, che negli episodi precedenti non trovavano spazio. Ma che il talento compositivo di Alex Turner avesse tra le sue corde anche momenti più emotivi e (...perchè no?!?) romantici lo si era già intuito da quando ci aveva deliziato con il progetto parallelo dei The Last Shadow Puppets's , assieme a Miles Kane.
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| Arctic Monkeys al FIB 2011 (potevo solo riprendere gli schermi al Palco Maravillas) |
Voto al disco: 7
Giudizio & Tracklist
+ 1. She's Tunderstorms
++ 2. Black Treacle
+ 3. Brick By Brick
++ 4. The Hellcat Spangled Shalalala
++ 5. Don't Sit Down 'cause I've Moved Your Chair
+ 6. Library Pictures
+ 7. All My Own Stunts
+ 8. Reckless Serenade
++ 9. Piledriver Waltz
sabato 20 agosto 2011
genere: IndieRock
link: http://www.okkervilriver.com/
commento:Gli Okkervil River sono uno dei miei gruppi preferiti e devo dire che questa volta Will Sheff mi ha messo davvero in difficoltà: ammetto che la "digestione" di questo "I Am Very Far" è stata alquanto laboriosa ...e pure un po' dolorosa. Ricordo che la prima volta che lo ho ascoltato il mio disappunto cresceva pezzo dopo pezzo. Pensavo alla stessa storia che si ripete da qualche di tempo: grande attesa, grandi aspettative e una volta infilato il disco nel lettore e premuto play tutte queste speranze che vanno a sgretolarsi in pochi attimi. Non era possibile, mi sentivo vicino all'ennesima infima delusione!!! Quando ecco che tutto ad un tratto il cielo plumbeo si squarcia e il tanto atteso raggio di sole mi investe. A questo punto posso dirvi che questa piccola descrizione (con relativo voto) si riferisce principalmente al trittico centrale "White Shadow Waltz", "We Need A Myth" e "Hanging From A Hit". Ribatterete che non è giusto giudicare un disco da sole tre canzoni, ma che bisogna per forza tenere conto di tutto il lavoro nell'insieme per poter essere il più obbiettivi possibile...ma credetemi, è quello che faccio! Quanto di buono mi riesce ad infondere l'ascolto di queste tre canzoni va a colmare il difetto di un disco sicuramente al di sotto dei livelli soliti per gli Okkervil. Certo forse il voto è un po' alto, ma aggiungiamo la stima personale per Sheff alla sufficienza piena e raggiungiamo il giudizio finale. In ogni caso non posso negare di essere rimasto con l'amaro in bocca: questo è a mio parere il minore, forse anche in più "strano" lavoro degli Okkervil. Sarà che Sheff stavolta ha voluto fare troppo di testa sua, accollandosi anche il lavoro di produzione, mettendo da parte il produttore Brian Beattie, dichiarando apertamente "che è stato eccitante poter fare tutto quello che volevamo senza troppe discussioni". Comunque sta di fatto che molte cose continuano anche ora, dopo molti ascolti, a non andarmi giù, ma a consolarmi restano queste tre perle, che a mio parere sono di una fattura fuori dal comune. Bellissima "White Shadow Waltz", incalzante, turbinosa, un continuo incedere di rullate, una completezza sonora e strumentale al limite della perfezione; trascinante, da sentire al massimo volume. "We Need A Myth" è un po' sua sorella in quanto ad andatura in crescendo...due climax splendidi, che ti si stampano nella mente; ascoltate la parte centrale, quando entrano gli archi e poi Sheff torna a cantare su soli quattro accordi di pianoforte con la cassa che tiene il tempo...ne vorrei sentire sempre di passaggi così!!! E infine tutto degenera: Sheff che tuona a squarciagola e gli strumenti (ma quanti sono!?!) più disparati che si intrecciano uno con l'altro. Queste sono canzoni, quelle che mi fanno alzare dalla poltrona, quelle da tasto "repeat" per sempre. Sinceramente un'emozione musicale come non mi succedeva da tempo! Infine "Hanging From A Hit", la perfetta idilliaca ballata Okkervil che ti rimette in pace con l'universo: che dolcezza la voce di Sheff, e pure questa in crescendo tra vocalizzi corali e fiati. Un tonico per l'anima. Brividi.
Voto al disco: 7
Giudizio & Tracklist
+ 1. The Valley
+ 2. Piratess
+ 3. Rider
+ 4. Lay Of The Last Survivor
++ 5. White Shadow Waltz
++ 6. We Need A Myth
++ 7. Hanging From A Hit
+ 8. Show Yourself
+ 9. Your Past Life As A Blast
+ 10. Wake And Be Fine
+ 11. The Rise
genere: IndieRock
link: http://www.glasvegas.net/it/home
commento:
Aspettavo con ansia l'uscita di questo nuovo, dopo lo stupendo esordio, tanto da andarli a a sentire live a Milano (con Giovannino), prima ancora dell'uscita ufficiale del disco. Per prima cosa, una volta ascoltato il disco, posso dire con un pizzico di sollievo che l'ispirazione di Allan non è scemata, anche se l'impostazione sonora è diversa dal solito: più ricca di suoni, di synth, più rumorosa, più carica di beat (nuova batterista). Dopo questo va però detto che il lavoro non è "forte" in tutte le sue parti come l'esordio...ma alla fine non lascia affatto delusi. Il fosco romanticismo, la concezione decadente, la visione della musica come un'onda emotiva e coinvolgente, non è stata tradita e in fondo è proprio quello che gli adulatori amano della proposta dei Glasvegas. D'altra parte i detrattori diranno che questa piccola svolta sonora sia qualcosa di effimero e poco sincero, un modo forse per accontentare i più e di avvicinarsi così al mainstream, che il disco suona in molte parti molto simile, che il tutto è pervaso da una continua ricerca di magniloquenza fine a se stessa. Io non credo sia così, anzi credo che Allen sia sincero in quello che fa e che questo sia il suo modo di scrivere e di esprimersi; non si è svenduto, ha solo voluto rendere la sua musica un poco più luminosa; forse anche una naturale voglia di rinascita e cambiamento dopo il periodo nero (overdose) che ha attraversato. Certo a volte sembra di voler riproporre sempre quella ricerca di pathos così ben gestita nel primo lavoro, e di non riuscire a raggiungere quelle vette, ma capita solo in alcuni momenti; altri sono ben fatti a mio parere. Quindi mi sento di prendere questo disco come uno slancio verso una innovazione che per forza di cose deve esserci, non negando di essere in ogni caso molto più legato alle rade e delicatamente cupe atmosfere del primo lavoro, che resta sempre un gradino più in alto(...e forse anche qualcosa di più). In conclusione, la sensazione che mi resta è quella che i Glasvegas restano sempre una band con un qualcosina in più di molte altre, con una capacità di creare brani con melodie semplici ma accattivanti, con la potenzialità di riuscire a creare qualcosa di epicamente trascinante; e se anche questa volta non sono riusciti a coinvincermi in pieno, rimango, sicuramente non deluso, ma prima di tutto, fiducioso e speranzoso, che non li abbiamo persi, ma che sicuramente li ritroveremo, e credo proprio che saranno ancora tanti coloro che si lasceranno trasportare dai tumulti emozionali di questi "nuovi" Glasvegas. In mezzo al marasma deludente di oggi, io resto un loro sostenitore!!!
Voto al disco: 7
venerdì 15 aprile 2011

anno: 2011
genere: IndieRock
link: http://www.thevaccines.co.uk/it/home/
commento:
Quindi è arrivato il momento di ascoltare questo tanto atteso disco, di cotanto celebrata next big thing d'oltre manica...sembra che in Inghilterra non si parlasse d'altro da mesi!!! In ogni caso ora è nelle nostre mani e possimo finalmente soppesarlo in prima persona, senza più dover rendere conto ai pregiudizi di nessuno...e leviamo subito ogni dubbio: il disco è veramente un buon lavoro!!! Naturalmente non è quello che resterà negli annali della storia della musica, ma svolge appieno il compito per il quale è stato creato: intrattenere divertendo!!! Possiamo anche dire di trovarci di fronte al solito disco di indie-brit-rock, ma non si può negare che questi The Vaccines centrino in pieno il bersaglio. L'album è un potenziale agglomerato di singoli, ed il lavoro svolto dal quartetto londinese si può benissimo definire un mix di diverse correnti che spaziano tra la new wave, il rock, il pop e il punk, tutte condensate in un lavoro compatto, immediato, fresco e spumeggiante. Canzoni corte, istantaneamente godibili con dei ritornelli che si stampano a fuoco nella memoria: non stupitevi se dopo un ascolto vi troverete a fischiettare "...if you wanna come back, it's alright, it's alright...", non state impazzendo, credo sia del tutto normale!!! Si passa con disinvoltura da pezzi rapidi, festaioli e solari (Wreckin' Bar, Norgaard), ad altri più lenti e, se vogliamo, anche un po' malinconici (A Lack Of Understanding, Westsuit); c'è una buona varianza di velocità e la voce è piacevole senza strafare. In definitiva sono melodie "collosissime" e per chiunque, anche suo malgrado, rimanga invischiato in questo "What Did You Expect From The Vaccines?", uscirne indenne non sarà facilissimo...
Voto al disco: 7
Giudizio & Tracklist
++ 1. Wreckin' Bar
++ 2. If You Wanna
++ 3. A Lack Of Understanding
++ 4. Blow It Up
++ 5. Westsuit
++ 6. Norgaard
++ 7. Post Break-Up Sex
++ 8. Under Your Thumb
++ 9. All In White
+ 10. Wolf Pack
++ 11. Family Friend
(+) (12.) Somebody Else's Child
venerdì 4 giugno 2010
genere: IndieRock
link: http://www.americanmary.com/
commento:
Devo essere sincero: dopo il primo ascolto, in verità abbastanza frettoloso, lo avevo subito catalogato come l'ennesima delusione... Ma poi gli ho dato un'altra possibilità, e con gli ascolti è cresciuto, e mi sono dovuto ricredere. In realtà non è un disco facile, è un lavoro che ha bisogno di molta attenzione, perchè se ad un ascoltatore disattento potrebbe sembrare un insieme monotono di melodie un po' monocorde, è nelle piccole sfumature che si cela tutta la bellezza di questo disco. La classe dei The National non si può mettere in dubbio, la voce di Matt Berninger è il loro marchio di fabbrica, la ritmica della batteria è perfetta come sempre dall'inizio alla fine, tutto è curato e arrangiato con una perfezione stilistica che ha pochi eguali. E' la seconda parte del disco quella che preferisco: "Bloodbuzz Ohio" con il suo incedere incalzante e il crescendo del ritornello, cantato dalla stupenda profonda voce di Berninger, ti si infila sotto la pelle. Quando il ritmo si interrompe di colpo e resta solo la voce...e poi, di nuovo, si riparte a tutta velocità...è come una corsa sulle montagne russe, quando il vagone arriva ad un punto di stallo, per poi ripartire per la discesa più ripida. E' lo stesso brivido!!!...il cuore ti resta lassù!!! Con "Runaway" sono stilettate di gelo lungo la spina dorsale: dolce, rotonda, fascinante, con arpeggi, fiati e archi che ti accarezzano amabilmente...è una sensazione che vorresti non finisse mai!!! Un sollievo per l'anima. Notevoli anche "Conversation 16" che ha uno spirito interpoliano, "Lemonworld", e la finale "Vanderlyle Crybaby Geeks". In conclusione lo definirei un album di sensazioni, molto personale, ed è per questo che va ascoltato "in profondità"; non è musica da usare come contorno, deve essere lei il soggetto principale per poterne apprezzare tutte le velate sfumature che si appartano tra le sue note. Devo comunque dire che a mio parere "Boxer" è stato qualcosa in più rispetto a questo "HIgh Violet", ma in ogni caso non lo vedrei come un passo indietro; diciamo che è un nuovo tassello che non toglie e non aggiunge niente alla loro ottima discografia. Da ascoltare senza ombra di dubbio!!!
Voto al disco: 7
Titoli | Giudizio |
1. Terrible Love | + |
2. Sorrow | ++ |
3. Anyone's Ghost | + |
4. Little Faith | ++ |
5. Afraid Of Everyone | ++ |
6. Bloodbuzz Ohio | ++ |
7. Lemonworld | ++ |
8. Runaway | ++ |
9. Conversation 16 | ++ |
10. England | + |
11. Vanderlyle Crybaby Geeks | ++ |
domenica 28 febbraio 2010
genere: IndieRock
link: www.okgo.net/
commento:
Terzo disco per la band di Chicago ...e se non ci fosse scritto "Ok Go" bello grosso in copertina, non so quanti avrebbero mai indovinato chi potevano essere gli autori di questo lavoro. Cambio deciso di rotta e grande sorpresa su tutti i fronti!! Leggo un pò ovunque che la maggior parte della critica è concorde nel bocciare senza mezzi termini questo disco; io questa volta vado controcorrente: questo è il loro lavoro migliore!!! Vario, sfaccettato, accattivante, orecchiabile, melodico, ben prodotto, ben arrangiato e ben suonato: insomma proprio un bel lavoro, con un paio di chicche da ascoltare e riascoltare, ancora ...ancora ...e ancora. Si parte subito bene con due pezzi molto carini, caratterizzati da una solida e ben definita parte ritmica, chitarrine funky, vocine e coretti effettati. Il tutto è molto coinvolgente: vi sfido a non battere il piede per tenere in tempo!! Giusto il tempo di rimanere un poco disorientati da questo inizio che non ti aspetti, ed ecco che arriva subito un'accoppiata che a mio parere è l'apice di tutto il disco. Si cambia subito tutto: stile, suoni, voce. "NeedingGetting" è un'incalzante melodia incentrata su basso distorto e chitarra tremolante, che sfuma in un finale sognante. "Skyscrapers" è perfetta. Vocina suadente e suoni che si amalamano in un fiume sonoro che ti trascina via in modo dolcissimo e piacevole; come meglio non si poteva fare. Non c'è niente altro da dire, se non che si consiglia di ascoltarla ad occhi chiusi. La parte centrale è quella che mi è piaciuta di meno; forse un po troppo elettronica, e io non amo particolarmente quelle sonorità. Ma è solo una questione personale, perchè in ogni canzone c'è sempre qualcosa che attira comunque l'attenzione; non sono solo canzoncine banali, e le soluzioni proposte sono tutte interessanti ...lo si deve ammettere. C'è pure la ballatina romantica per chitarra acustica e voce ("Last Leaf"), che a qualcuno potrebbe sembrare solo un riempitivo, ma a me, nella sua semplicità piace: bastano davvero poche note per creare qualcosa di bello!! (...e intanto si cambia ancora una volta stile...). La fine del disco non è da meno in quanto a sorprese con una tripletta tutta da ascoltare: la lisergica "Back From Kathmandu", l'eterea e poetica "While You Were Asleep" con un finale che non ti aspetti, e la conclusiva "In The Glass". La più lunga del lotto e degno finale di cotanto disco. Dopo tutto questo, non ci resta altro da fare che alzarci in piedi ed applaudire. Bravi!! ottimo lavoro...altro che power-pop scanzonato dei primi lavori...qui c'è molto di più!!!
Voto al disco: 7
| Tracklist | Giudizio |
| 1. WTF? | ++ |
| 2. This Too Shall Pass | ++ |
| 3. All Is Not Lost | + |
| 4. Needing/Getting | ++ |
| 5. Skyscrapers | ++ |
| 6. White Knuckles | + |
| 7. I Want You So Bad I Can't Breathe | ++ |
| 8. End Love | + |
| 9. Before The Earth Was Round | + |
| 10. Last Leaf | ++ |
| 11. Back From Kathmandu | ++ |
| 12. While You Were Asleep | ++ |
| 13. In The Glass | ++ |
lunedì 18 gennaio 2010
genere: IndieRock
link: http://www.ghinzu.com/
commento:
Ecco il primo disco dell'anno, quello di cui vi avevo accennato. Anzi, il primo disco che esce a cavallo dell'anno nuovo, in quanto è uscito a marzo 2009 in Belgio, Francia e Svizzera, mentre la distribuzione internazionale è prevista per febbraio 2010. I Ghinzu sono un gruppo Belga attivo dal 1999; questo è il loro terzo album ed esce a ben 5 anni di distanza dal disco che me li ha fatti conoscere: il bellissimo "Blow" del 2004 (il primo è "Electronic Jacuzzi" del 2000). Era un po' che aspettavo, ed ero molto curioso di vedere quale sarebbe stato il seguito ...e devo dire che sono rimasto decisamente soddisfatto del nuovo lavoro, anche se lo giudico un poco inferiore al precedente. "Blow" aveva delle punte che qui purtroppo mancano, come ad esempio la fantastica "The Dragster Wave", con la sua potenza esplosiva e il suo romantico assolo di piano, il tutto condensato dentro sei minuti di puro indie rock (...questa la dovete assolutamente ascoltare...la trovate anche su YouTube...ma tutto il disco merita!!!). In ogni caso il disco non tradisce le attese, e si mantiene quasi tutto su un buon livello, sia sul piano melodico che su quello dell'originalità. Le sonorità sono come sempre molto orecchiabili, è un disco che suona un rock infarcito da vari tipi di strumenti, primo fra tutti, come sempre, il piano, poi organo, tastiere e synth (...nel finale di "Take It Easy" si sentono pure degli strumenti a fiato, delle trombe credo...). Il tutto è amalgamato e arrangiato in modo molto accurato...niente è lasciato al caso, e ogni piccolo suono è inserito al posto giusto e al momento giusto. Non si può certo dire che i ragazzi non sappiano fare bene il loro mestiere. Le canzoni si alternano con estrema disinvoltura dal veloce al lento, donando al lavoro quel giusto pizzico di imprevedibilità che solletica la nostra curiosità passando da una traccia all'altra. Il disco scorre bene, va via veloce: nelle singole tracce troviamo ancora quelle variazioni melodiche e ritmiche che sono il marchio di fabbrica delle composizioni della band di Bruxelles. Forse mancano un po' quei passi che ti restano impressi...come invece succedeva di più per "Blow"...ma nel complesso, riascoltandolo un'altra volta, posso dire che questo sia la giusta conseguenza dell'altro. Forse la differenza che più risalta tra i due lavori sono i passaggi strumentali, che erano piu' frequenti nel precedente rispetto ad ora (...qui troviamo la bella intro strumentale della title track, ma solo questa)...per questo è un disco un po' diverso...ma nemmeno troppo in fondo!!! Quindi vi propongo questo nuovo lavoro, ma nel frattempo vi consiglio di andare a recuperare anche "Blow" (...tanto da avere una "visione d'insieme"...). A mio avviso ritroviamo i Ghinzu in ottima forma...meritano di essere conosciuti...ascoltateli!!!
Un'ultima cosa: nel player vi metto la prima dell'album...ma non perchè sia rappresentativa di tutto il disco...è che non so bene quale scegliere, non ne ho una preferita su tutte...sono molto diverse...diciamo che è rappresentativa del loro stile in generale...e se usate Minilyrics con il vostro player, ho preparato i testi di tutte le più belle (...io sono beo123 anche li!!!)
Voto al disco: 7
Titoli | Giudizio |
1. Cold Love | ++ |
2. Take It Easy | ++ |
3. Mother Allegra | ++ |
4. Mirror Mirror | ++ |
5. Dream Maker | ++ |
6. The End Of The World | ++ |
7. This LIght | ++ |
8. This War Is Silent | ++ |
9. Je T'Attendrai | + |
10. Birds In My Head | / |
11. Kill The Surfer | + |
12. Interstellar Orgy | (+) |
lunedì 5 ottobre 2009
genere: IndieRock
link: http://www.musicfromthebigpink.com/
commento:
Finalmente qualcosa di nuovo!!! Non grido al miracolo, ma almeno mi sento un po' risollevato nello spirito...Dopo un paio di mesi di niente assoluto, ho finalmente trovato un dischetto niente male...nulla di essenziale, intendiamoci, ma che quanto meno ti lascia la voglia di riascoltarlo più di una volta!!! The Big Pink è un duo formato da Milo Cordell e Robbie Furze, compositori polistrumentisti from London...e la loro provenienza si riflette chiaramente nella loro musica. A Brief History Of Love trova le sue radici, senza ombra di dubbio, nell'underground della metropoli inglese: è un disco shoegaze a tutti gli effetti, con venature industrial. Suoni elettro campionati e ritmi intensi si mescolano a tappeti di synth distorti, a chitarre rumorose e fumose, creando un caos sonoro, che tuttavia, è sempre ben equilibrato, e che si fonde in modo perfetto con la voce. Le melodie, sempre azzeccate, donano al lavoro un senso di intimità e di notturno romanticismo. Canzoni come la eterea "Crystal Vision", la dolce "Love In Vain", la perfetta "Velvet", l'evanescente "A Brief History Of Love" o l'incalzante "Count Backwards From Ten" riescono a trasmettere una vibrazione passionale ed affascinante, ed è piacevole farsi trasportare da queste sensazioni; e sono forse queste piacevoli e genuine impressioni che mi hanno fatto apprezzare il lavoro più di ogni altra cosa. In conclusione penso sia un disco d'esordio che non può passare inosservato, soprattutto con i tempi che corrono. Per ora godiamoci questa prova, forse un po' immatura e in alcuni tratti un pò ripetitiva, ma a mio parere efficace ed attraente...e se avrà un seguito, saremo lieti di ascoltarlo...
Voto al disco: 7
| Tracklist | Giudizio |
| 1. Crystal Visions | ++ |
| 2. Too Young to Love | + |
| 3. Dominos | + |
| 4. Love In Vain | ++ |
| 5. At War With The Sun | ++ |
| 6. Velvet | ++ |
| 7. Golden Pendulum | + |
| 8. Frisk | + |
| 9. A Brief History of Love | ++ |
| 10. Tonight | + |
| 11. Countbackwards From Ten | ++ |
lunedì 26 gennaio 2009
link: http://www.franzferdinand.co.uk/
Voto al disco: 7
| Tracklist | Giudizio |
| 1. Ulysses | ++ |
| 2. Turn It On | + |
| 3. No You Girls | ++ |
| 4. Send Him Away | + |
| 5. Twilight Omens | ++ |
| 6. Bite Hard | ++ |
| 7. What She Came For | ++ |
| 8. Live Alone | ++ |
| 9. Can't Stop Feeling | ++ |
| 10. Lucid Dreams | + |
| 11. Dream Again | + |
| 12. Katherine Kiss Me | ++ |
mercoledì 24 settembre 2008
The New Year - The New Year
anno: 2008
genere: IndieRock
link: http://www.thenewyear.net/
commento:
E' arrivato l'autunno...qualcuno si lamenta...a me l'autunno piace: è un momento in cui finalmente ti puoi prendere un po' di tempo per te, nel quale non sei obbligato a fare quello che fanno tutti...e se per caso cercate qualcosa che vi possa accompagnare nei vostri momenti di sospirata solitudine, è appena uscito un dischetto che fa al caso vostro. Immagino che qualcuno protesterà per un mezzo punto in piu' nel voto (...forse anche piu' di mezzo...). Probabilmente non avete ancora capito bene, seguitemi un secondo... Mi sono convinto, ascolto dopo ascolto, che la musica dei fratelli Kadane vada ascoltata da un particolare punto di vista, da una prospettiva diversa dal solito. Non sono normali canzoni. Qui i protagonisti non sono la voce o i testi, che sembra quasi servano solo da ornamento; le vere protagoniste qui sono le note: a loro è affidato il compito di raccontare le sensazioni e la delicatezza delle composizioni dei The New Year. Questa impostazione è sicuramente l'eredità di un tipo di musica tra post-rock e slow-core che era già caratteristica peculiare degli estinti Bedhead. Durante l'ascolto provate a prestare piu' attenzione alla parte melodica e strumentale nei singoli brani, piuttosto che all'intera canzone in sè, come normalmente si è portati a fare. Vi accorgerete che le cose da scoprire sono molte di più di quanto poteva sembrare. Bisogna avere un poco di pazienza per cercare di cogliere i dettagli che a prima vista sfuggono. Ad esempio il finale di "MMV", con il piano e le chitarre che si rincorrono come amanti, ha la capacità di ipnotizzarci e di accompagnarci in una dimensione parallela, sempre con una sensazione di serena malinconia. "Seven Days and Seven Nights" con quella pennata di chitarra acustica che si ripete insistentemente sopra ad un arpeggio elettrico, in un continuo crescendo, scandito dai colpi di grancassa, ricorda l'immagine di un fiore che dispiega i suoi petali lentamente fino a sbocciare nel pieno del suo splendore. O come in "Body and Soul", dove il pianoforte (...molto usato in tutto il disco...) introduce, dopo il cantato, un tenero lamento distorto di chitarra: quasi come il canto delle balene che si disperde nell'immensità dell'oceano. Ascoltando questo disco si rischia di perdere la cognizione del tempo: le canzoni seppur brevi, danno tutte la sensazione di essere molto piu' lunghe. In mezzo a tutta questa dolce, calma e rilassata disillusione c'è pure spazio per alcune accelerazioni sia ritmiche che sonore: quasi dei respiri profondi, che servono a spingere fino in fondo ai polmoni la musica sentimentale dei The New Year. Manca forse l'acuto, il brano che ti fa spalancare la bocca dallo stupore, anche se le prime due canzoni del disco sono ogni volta un' esperienza da pelle d'oca... Avrete capito che questo disco mi piace... Lo so che non sarà così per tutti, ma dategli una possibilità... In questo periodo, quando non so bene cosa ascoltare, la decisione è obbligata...e mi è capitato che quando finisce, non resta altra scelta se non quella di ricominciare da capo... Quest'anno il passaggio di stagione ha per me una dolcissima colonna sonora...
Voto al disco: 8
| Tracklist | Giudizio |
| 1. Folios | ++ |
| 2. The Company I Can't Get | ++ |
| 3. X Off Days | + |
| 4. The Door Opens | + |
5. MMV | ++ |
| 6. Seven Days And Seven Nights | ++ |
| 7. Wages Of Sleep | + |
| 8. Body And Soul | ++ |
| 9. My Neighborhood | ++ |
| 10. The Idea Of You | ++ |
lunedì 11 agosto 2008
The Rural Alberta Advantage - Hometowns
anno: 2008
genere: IndieRock
link: http://www.theraa.com/
commento:
Che vi dicevo poco piu' sotto... ecco un altro esordio canadese da lasciare di stucco!!! Questo gira ormai da giorni senza interruzione nel mio stereo e non mi stanca mai. I The Rural Alberta Advantage sono un tiro di Alberta e publicano il loro primo disco autoprodotto dopo un precedente EP omonimo. Le notizie sul loro conto che si riescono a recuperare non sono molte: dal loro sito ufficiale, Paul Banwatt, Amy Cole e Nils Edenloff, ci raccontano di loro che "...play indie-rock songs about hometowns and heartbreak". Parlano delle estati sulle montagne, degli inverni nelle aziende, del ghiaccio che si rompe a primavera, del boom petrolifero, dei minatori e "...mostly the songs just try to embrace the advantage of growing up in Alberta". Due ritengo siano le caratteristiche principali che possono descrivere la loro musica. Innanzitutto la parte vocale, che funziona come un vero e proprio strumento musicale, nel senso che è il canto a dettare la melodia, è lui che "suona", e tutti gli strumenti (...in verità pochi...) sembra servano solo ad accompagnarla. L'altro elemento distintivo è la parte ritmica: la batteria pare suonata da un ossesso, con continue sincopi e contrattempi, con uno stile che rende il ritmo pieno, schizzato, indiavolato. Inoltre il suono dei tamburi e dei piatti, forse sempre un po' sporco, fa pensare ad una batteria di bassa qualità (...un po' come quella che ho io in soffitta, ormai lì solo a prendere la polvere...), ma suonata con una carica e una destrezza che lascia attoniti. Questa è la dimostrazione che per avere dei colpi di genio non servono grandi budget, produttori di grido od orchestre complete al seguito. Quello che con pochi lampi da 2 - 3 minuti riescono a fare questi ragazzi mi stupisce e mi emoziona. La voce acidula del leader Nils Edenloff non vi suonerà nuova se avete ascoltato i Neutral Milk Hotel. In un'intervista ho letto che Edenloff non nega di essersi ispirato a Jeff Mangum, e che "In The Aeroplane Over The Sea" (...un mezzo capolavoro del 1998 ...se non lo avete dovete procurarvelo subito!!!) è infatti uno dei suoi dischi preferiti. E ancora, per rendere di più l'idea, a tratti, mi ricorda addirittura il cantato "disturbato" di un certo Billy Corgan dei tempi di "Siamese Dream" e " Mellon Collie..." (...se ne è accorta pure mia sorella ieri ascoltandoli ...quanto tempo, che nostalgia che mi sale!!!). Questo "Hometowns" è difficile da etichettare con un genere, e tante sono le sorprese che ci attendono lungo i suoi 38 minuti: piccole intuizioni, che rendono il lavoro insolito e geniale. Come ad esempio i beat elettronici della introduttiva "Ballad Of The RAA" che si contrappongono al finale lo-fi della stessa, che sembra registrato in uno scantinato; o come la ululata "Frank, AB" che non mi stupirei di sentire in qualche discoteca di nicchia tra qualche anno. Ascoltate la grazia della melodia delle due voci nella fantastica "Don't Haunt This Place", con quella batteria di cui parlavo prima, o la finale "In The Summertime", della quale purtroppo non conosco il testo, ma che sembra dare voce a quelle anime la cui unica colpa è quella di provare troppo sentimento!!! Sono rimasto affascinato da questi bozzetti di puro indie ...forse addirittura innamorato!!! Spero di avervi incuriosito, perchè sono convinto che sia veramente un ottimo lavoro, forse unico ...e se poi non l'ascolterete peggio per voi. Io ci ho provato. Questo è un disco da scoprire e del quale ci ricorderemo nelle classifiche di fine anno!!!
Voto al disco: 8,5
| Tracklist | Giudizio |
| 1. The Ballad of The RAA | ++ |
| 2. Rush Apart | + |
| 3. The Dethbridge in Lethbridge | + |
| 4. Don't Haunt This Place | ++ |
| 5. The Deadroads | ++ |
| 6. Drain the Blood | ++ |
| 7. Luciana | ++ |
| 8. Frank, AB | ++ |
| 9. The Air | + |
| 10. Sleep All Day | + |
| 11. Four Night Rider | ++ |
| 12. Edmonton | ++ |
| 13. In The Summertime | ++ |
domenica 3 agosto 2008
The Hold Steady - Stay Positive
anno: 2008
genere: IndieRock
link: http://www.theholdsteady.com/
commento:
Se ne parla poco in giro di questo disco, e mi dispiacerebbe se per questo passasse inosservato. Principalmente per il fatto che è un disco di buonissima musica. Lavoro energico, di puro e genuino rock'n'roll, proprio come piace a noi, quello messo assieme dai "vecchietti" The Hold Steady: cinque ragazzi di Brooklyn che hanno cominciato a suonare tardi (...erano già tutti trentenni quando l'avventura inizio' quasi per gioco...), e che oggi sono giunti al quarto album. Io ho anche i due precedenti, ma questo è senza dubbio il migliore. Il loro sound si poggia saldamente sulla tradizione rock a stelle e strisce, con qualche piccolo slancio verso piccole sperimentazioni. Un misto particolare di REM e Boss and E Street Band. Le chitarre lanciate a piena potenza dagli amplificatori, calde, vigorose, che saturano l'aria di elettricità; la voce nasale di Craig Finn che si adatta perfettamente a raccontare le sue storie alcooliche; la sezione ritmica sempre bilanciata e ben sostenuta. In mezzo a tutto questo si inserisce un veemente pianoforte (...mi piace il suono del piano!!!) suonato con impeto, che lancia le sue note in una melodia avvincente per intensità. In "Joke About Jamaica" (...my favourite song) c'è tutto questo, e c'è pure un assolo con finale di wah wah bellissimo, per nulla messo lì a caso (...quanto tempo era che non ascoltavo uno wah wah!!!). Certo i ragazzi non suonano musica "alla moda", ma per quelli che non disdegnano un sano tradizionalismo (...americano e anche ben suonato), il treno degli The Hold Steady è li, pronto a partire!!!
Voto al disco: 7
| Tracklist | Giudizio |
| 1. Constrictive Summer | ++ |
| 2. Sequestered in Memphis | + |
| 3. One for the Cutters | ++ |
| 4. Navy Sheets | + |
| 5. Lord, I'm Discouraged | ++ |
| 6. Yeah Sapphire | + |
| 7. Both Crosses | + |
| 8. Stay Positive | ++ |
| 9. Magazines | ++ |
| 10. Joke About Jamaica | ++ |
| 11. Slapped Actress | ++ |
mercoledì 9 luglio 2008
The Fratellis - Here We Stand
anno: 2008
genere: IndieRock
link: http://www.thefratellis.com/
commento:
Ascoltare musica è anche (...e principalmente) una questione di puro e semplice divertimento. Questo ne è un perfetto esempio!! Niente argomenti seriosi o riflessivi, nessuna tecnica degna di nota, nulla di innovativo o rivoluzionario: solo una naturale e spensierata voglia di cantare, ballare e far baldoria insieme!!! Anche perchè, non credo che nemmeno loro stessi si siano mai prefissati niente di più ...e quello che si propongono di fare , lo fanno benino! Dai!! I The Fratellis, trio di Glasgow, pubblicano il loro secondo disco, dopo il fortunato "Costello Music" del 2006, contenente un paio di singoli bomba (...pure dotati di uno stile personale e particolare), che li avevano proiettati al top della classifica UK ("Henrietta", "Chelsea Dagger"). Quindi, anche qui, un rock-pop "leggero", facilmente digeribile, ammiccante fin da subito, spedito a tutta velocità. Anche se in generale, sicuramente minore rispetto al lavoro precedente. Ma a me piace e li ascolto volentieri, senza starci troppo a pensare su... quindi ve li segnalo, e vi assicuro che tutte le doppiocrociate staranno a loro agio tra i files che state preperando per le vacanze ormai prossime... Nel voto gli regalo certamente qualcosina. Prendetelo per quello che è: un disco spensierato!! ...e, a mio parere, ogni tanto, un disco così ci fa stare bene!!!
Voto al disco: 7
| Tracklis | Giudizio |
| 1. My Friend John | ++ |
| 2. A Heady Tale | + |
| 3. Shameless | ++ |
| 4. Look Out Sunshine! | + |
| 5. Stragglers Moon | + |
| 6. Mistress Mabel | + |
| 7. Jesus Stole My Baby | 0/+ |
| 8. Baby Doll | ++ |
| 9. Tell Me A Lie | ++ |
| 10. Acid Jazz Singer | ++ |
| 11. Lupe Brown | ++ |
| 12. Milk & Money | + |
sabato 28 giugno 2008
The New Year - Newness Ends
anno: 2001
genere: IndieRock
links:
2http://www.myspace.com/thenewyear
Voto al disco: 7
| Tracklist | Giudizio |
| 1. Half a Day | ++ |
| 2. Reconstruction | + |
| 3. Gasoline | + |
| 4. Great Expectations | ++ |
| 5. Simple Life | ++ |
| 6. One Plus One Minus One Equals One | ++ |
| 7. Alter Ego | ++ |
| 8. Block That Doesn't Exist | ++ |
| 9. Carne Levare | ++ |
| 10. Newness Ends | ++ |
The New Year - The End Is Near
anno: 2004
genere: IndieRock
commento:
Navigando qua e là, sono capitato casualmente sul blog musicale di un ragazzo, che annunciando l'uscita del prossimo disco parlava di questi The New Year, postandone anche un video. Meritava un approfondimento. Così, anche se in ritardo di anni, mi "vedo costretto" a segnalarvi questi due dischi che non dovrebbero mancare a nessuno!!! I The New Year sono il nuovo progetto dei due fratelli Bubba e Matt Kadane dal Texas. Il loro primo gruppo si chiamava Bedhead, con il quale hanno pubblicato tre album dal '94 al '98. Poi il gruppo si scioglie e nel 2001 i due fratelli si ripresentano sulle scene con il nuovo nome (...per approfondire cercate su Ondarock ...biografia con un titolo ad hoc!!). La differenza principale tra i due progetti è che il secondo, pur conservando quei tratti inquieti e quella vena nostalgica nella melodia, acquista in ritmo e velocità. Un'evoluzione quindi ...e che bella evoluzione!!! il primo disco, "Newness Ends", forse più compatto, scorre via senza quasi accorgersene: dieci canzoni sincere ed intense, con dei crescendo che dolcemente ci accompagnano verso territori di rara sensibilità. Ma è il secondo, con il quale a mio parere, fanno il botto. "The End Is Near" aggiunge rispetto al predecessore anche delle variazioni sonore, che lo rendono , se volgiamo, più pop, più fruibile a tanti. Forse un po troppo costante nella prima parte, dopo la bellissima "The End's Not Near", arpeggiata e sporcata da feedback e distorsioni, che sono come lacrime che scendono lentamente. Ma poi splendido nella seconda. "Disease" è un brivido gelato lungo la schiena. La voce sempre messa in secondo piano rispetto alla musica, dona alle composizioni un senso di intimo ...quasi di timidezza, di fragilità. La musica dei fratelli Kadane ci arriva così: essenziale e diretta al cuore, anche lungo le parti strumentali distorte (...un po' alla Pavement), come in "18" (...è un finale fantastico!!!). A questo punto aspetto con ansia il 9 settembre, data prevista per l'uscita del nuovo omonimo lavoro (...o almeno così si capisce dal sito della Touch & Go Records). Le buone premesse ci sono tutte!!!
Voto al disco: 7,5
| Tracklist | Giudizio |
| 1. The End's Not Near | ++ |
| 2. Sinking Ship | ++ |
| 3. Chinese Handcuffs | + |
| 4. Plan B | + |
| 5. Disease | ++ |
| 6. Age Of Conceit | ++ |
| 7. Start | ++ |
| 8. 18 | ++ |
| 9. Stranger To Kindness | ++ |
venerdì 28 marzo 2008
I Am Kloot - Play Moolah Rouge
anno: 2008
genere: IndieRock
link: http://www.iamkloot.com/
commento:
Quando si dice che la classe non è acqua... E che gli I Am Kloot abbiano una classe innata lo dimostra ancora una volta questo "Play Moolah Rouge", quarto lavoro della band di Manchester, registrato in soli due giorni in presa diretta al Moolah Rouge di Stockford. Il disco arriva quasi 3 anni dopo quel mezzo capolavoro (...almeno per me!!!) che si chiamava "God and Monsters" e i nostri dimostrano di non aver perso le peculiarità che li hanno fatti apprezzare dalla critica e dal vasto pubblico: se vogliamo, in questo "live", viene a galla ancora piu' chiaramente la loro spontaneità e la loro gradevole genuinità malinconica. I 10 brani che compongono l'album sono, come sempre, tutti ben riusciti, immediati ed onesti, e si avvalgono della formula di sempre: la voce di Bramwell e la sezione ritmica Jobson-Heargreaves, coadiuvati questa volta da due fratelli, Norman e Colin Mc Leo. Il disco era inizialmente reperibile solo ai concerti durante la tournèe dello scorso novembre, mentre ora è acquistabile in edizione digipack limitata (numerata dalla band) sul sito di Townsend Records (...solo 2000 copie in tutto!!) Le canzoni sono tutte bellissime, anche se forse un po' troppo semplici (...ma non dimentichiamoci che sono registrate in diretta...); su tutte, vi segnalo "Down At The Front", la mia preferita (...forse anche la piu' struggente...sarà un caso??!!), con quel pianoforte e voce da brividi, e poi con l'ingresso di batteria e sferzate di chitarra languida: ideale da ascoltare in macchina ad un volume da stordimento. Un disco intimo, perfetto da ascoltare assieme solo "a chi puo' capire"...
Voto al disco: 7,5
| Tracklist | Giudizio |
| 1. One Man Brawl | + |
| 2. Chaperoned | ++ |
| 3. Ferris Wheels | ++ |
| 4. Hey Little Bird | + |
| 5. The Runaways | ++ |
| 6. Down At The Front | ++ |
| 7. Someone Like You | + |
| 8. Suddenly Strange | ++ |
| 9. Only Role In Town | ++ |
| 10. At The Sea | + |
domenica 24 febbraio 2008
Correcto - Correcto
anno: 2008
genere: IndieRock
link: http://www.myspace.com/correcto
commento:
Alla fine, cerca e cerca, qualcosa si trova!! La perseveranza è sempre premiata?! (...bah!!). Sta di fatto che alla fine ho trovato un dischetto niente male, proprio come quelli che piacciono a me (...so che tanti non saranno d'accordo, ma per me sono queste le cose che si possono veramente definire "indie"!!!). Dei Correcto , band scozzese di Glasgow, fanno parte Danny Sanders (voce), Richard Wright, Patrick Doyle e Paul Thomson (anche batterista dei Franz Ferdinand). L'omonimo disco d'esordio scorre via veloce: dodici canzoni per mezz'ora, con momenti tirati e spigliati che potrebbero facilmente diventare dei perfetti riempi-pista: l'iniziale "Inuit", il singolo molto orecchiabile "Joni" e "Here It Comes"; in alcuni momenti il canto sembra addirittura fare il verso al Rotten dei Sex Pistols. Ma ciò che più mi ha colpito sono le ballate: disgraziate, perdenti, alcoliche, sconsolate, dirette ma con la peculiarità di non cadere mai in una scontata infelicità: ti si appiccicano subito addosso e non riesci più a liberartene. "Save Your Sorrow" ha un ritornello disarmante con un finale in sclero perfetto; "Walking To Town" è dolce come una dichiarazione d'amore ma... (...so fuck you!!!...but mostly i like you...); "Even Though" è semplice e deliziosa; "New Capitals" è incalzante e ingentilita da un fischiettare che la interrompe; e per ultimo il manifesto di tutto il lavoro: due minuti sgraziati e allo stesso tempo bellissimi di "When You Get Away From Me", da cantare a squarciagola, quando ormai la notte è finita e si è portata via tutto con sè, dopo un'infinità di vodka-redbull ingurgitati per cercare di dimenticare... ah ah ah aaahhh, ah ah ah aaahhh, ah ah ah aaaaaahhhhaaaaaahhh!!!
Voto al disco: 7,5
| Tracklist | Giudizio |
| 1. Inuit | ++ |
| 2. Do It Better | + |
| 3. Joni | ++ |
| 4. Save Your Sorrow | ++ |
| 5. Walking To Town | ++ |
| 6. No One Under 30 | + |
| 7. Here It Comes | ++ |
| 8. Downs | ++ |
| 9. Even Though | ++ |
| 10. New Capitals | ++ |
| 11. Something Or Nothing | ++ |
| 12. When You Get Away From Me | ++ |







